Sulla strada, da sola, a piedi, sul Sole

Viaggi esistenziali

On the road, a piedi, da sola

di Claudio Visentin 

«Quale che sia lo scopo a cui siamo creati, non siamo creati per il successo: la sorte che ci è assegnata è fallire». Così scriveva Robert Louis Stevenson in una pagina luminosa del suo Sermone di Natale. Ci sono tuttavia due tipi di fallimento: a volte non riusciamo a raggiungere il nostro obiettivo mentre in altri casi, dopo averlo raggiunto, non ci troviamo la soddisfazione sperata. La storia personale di Alessandra Beltrame è un ottimo esempio di un «successo falli- mentare». Nel primo tempo della sua vita è una giornalista affermata e lavora per importanti gruppi editoriali, con orari infiniti ma anche buone paghe. Con i soldi guadagnati si compra una bella casa, va in vacanza in luoghi famosi, spende somme importanti per abiti, scarpe e la cura del corpo. Il vortice degli impegni professionali e personali le lascia poco tempo per pensare, ma per qualche anno va bene così. Poi la superficie si incrina e di giorno in giorno sente crescere dentro di sé una sotterranea infelicità. Sempre più spesso i suoi pensieri si aggirano tra le memorie di un passato familiare difficile; dopo tante relazioni si ritrova senza marito né figli; soprattutto si sente sola, anche quando è in compagnia.

Comincia il secondo tempo: Alessandra decide di mettersi in cammino, unendosi ai numerosi gruppi che hanno riproposto questa pratica così antica e così nuova. Nei fine settimana e durante le vacanze scopre il piacere degli spazi aperti, di camminare in un bosco fitto, intricato, oscuro, eppure in fondo amico, se appena il sole filtra attraverso le chiome degli alberi. Il ritmo lento e naturale dei propri passi sul pavimento di foglie secche del sentiero allinea il respiro, il cuore, la mente e lo sguardo: guardare e ammirare, calcolare e schivare. Nessuna tentazione sportiva, nessun risultato da conseguire, solo il piacere di percorrere strade antiche a passo d’uomo. Presto ripartire diventa un bisogno e cammino dopo cammino Alessandra percorre i Nebrodi, la via Romea di Stade, il Sentiero degli Dei tra Firenze e Bologna, infine i luoghi dell’infanzia e dell’adolescenza in Friuli. All’interno di un gruppo in cammino verso la propria meta ci si sente sollevati da ogni responsabilità. Se l’inquietudine monta, basta farsi gregge, seguire docili il proprio pastore. E anche quando si cammina in silenzio, non ci si sente soli. I camminatori condividono scoperte e difficoltà, tra loro si crea presto un intenso senso di unione che tuttavia svanisce altrettanto rapidamente alla fine di ogni viaggio. Tornati nel proprio microcosmo è difficile anche solo mantenere i contatti. La solitudine ritorna a farsi sentire.

Serve qualcosa di più, un cambiamento di rotta più deciso. È allora che Alessandra deci-de di sciogliere l’ultimo legame con la stabilità, di licenziarsi dal posto fisso. Fatto. Ma soprattutto, alla soglia dei cinquant’anni, decide di affrontare la solitudine, di affondarci le mani, di capire se è una circostanza o un destino. E così chiude la porta di casa e comincia a camminare da sola, nel pieno dell’inverno, lungo la via Francigena verso Roma.

Dopo le difficoltà iniziali – il freddo intenso, gli spari dei cacciatori, la paura di perdersi, di arrivare tardi e di non trovare alloggio la sera – Alessandra impara a badare a sé stessa, a essere sulla strada, a essere la strada. La tensione si scioglie e subentra un senso di libertà e di leggerezza. La solitudine, finalmente scelta e accettata senza remore, consente di archiviare il passato, di accogliere il futuro, dunque di vivere più serenamente nel presente.

Finisce il grande viaggio, finisce un libro interessante, ben scritto.

E ora cosa succederà? L’orgogliosa autosufficienza e la perfetta solitudine conquistate in cammino – così crede il recensore – potranno solo aprire a nuovi incontri, più profondi e autentici: perché nessuno può salvarsi da solo.

Alessandra Beltrame, Io cammino da sola, Ediciclo, Portogruaro, pagg.192, € 14,50 

 

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