Topolò-Livek-Kolovrat. La pace è un cammino

Un tazzina da tè, simbolo di un'amicizia che va oltre le frontiere e i nazionalismi

Livek-Luico: un tazzina da tè, simbolo di un’amicizia che va oltre le frontiere e i nazionalismi

Paesi che scompaiono. Che perdono a poco a poco la loro identità. Succede in tutte le periferie d’Italia, in particolare sulle alture, dove l’orografia crea dislivelli, forgiando fisici e caratteri. Chi resiste, chi sopravvive, è il più forte. O il più resiliente, colui che accetta le difficoltà e ne fa un’occasione di rivincita, di rinascita.

Così accade nelle Valli del Natisone, estremo Nord-Est d’Italia. Comunità forti, resilienti davvero, che sfidano il mondo avverso con energia, idee, anche allegria. Trovando alleati oltreconfine, dove un tempo fare amicizia era vietato, perché là stavano i nemici. Finita la guerra, anche quella fredda, oggi però i fili spinati stanno ricomparendo. Per altri motivi, certo. Ma queste unioni transfrontariere, queste periferie trascurate eppure vitalissime sono le migliori medicine contro i nuovi nazionalismi.

Margherita e Sandra salgono sul sentiero, "oltre la linea immaginaria"
Margherita e Sandra salgono sul sentiero, “oltre la linea immaginaria”

A piedi da paese a paese, come si faceva un tempo, oltrepassando antichi e nuovi confini. Così avviene da 23 anni fra Topolò e Luico, o Livek, in sloveno, il paese famoso per la buona aria e le buon erbe che si trova appena oltre il territorio italiano. Topolò, il paese gemello delle Valli del Natisone, invece è famoso per un festival, Stazione di Topolò, o Postaja Topolove, che si svolge da altrettanto tempo, ovvero dal 1994, e quest’anno sarà fra una settimana, dall’8 al 17 luglio, con Alina Marazzi, Lirio Abbate, Pierluigi Di Piazza e tanti altri.

Nata il concomitanza con il festival, la camminata dell’amicizia fra le comunità confinanti di Topolò e Luico è ora un evento a sé, che ha avuto luogo la scorsa domenica lungo che il sentiero che oltrepassa la linea immaginaria, ovvero il confine fra due mondi, divisi dalla storia ma simili per cultura e tradizioni: quello della Benecjia, o Slavia Veneta, e quello della Valle dell’Isonzo. Sabato sera, un’altra camminata suggellerà l’importanza simbolica di questi luoghi intrisi di memorie: la notturna da Topolò al monte Kolovrat, un evento seguitissimo organizzato da Antonio De Toni con il Cai Valnatisone. Avviene ormai da 12 anni e si concluderà all’alba dopo un ristoro e una cena (al rifugio Solarie) con varie tappe sul cosiddetto Sentiero degli artisti e sui camminamenti e le trincee del fronte della Prima guerra mondiale (per info: www.nediskedoline.it, per iscriversi tel. 3493241168 – 3398403196).

Alla festa di Livek, volti e commozione
Alla festa di Livek, volti e commozione ai piedi della pieve, ascoltando i canti del coro Rečan.

Due comunità sorelle divise dal confine si ritrovano alla vigilia del festival che ha rinsaldato legami storici e culturali

Il cammino da Topolò a Luico è stato in origine una sfida ai muri che dividevano ancora l’Europa. Aldo Clodig, che lo ideò, dovette chiedere permesso al prefetto di Tolmino e ad altre autorità per riaprire l’antico sentiero: sepolto dai rovi, sotto rivelò selciato e gradini vecchi di secoli, testimonianza di una consuetudine di scambi che datava da ben oltre i ricordi dei più vecchi abitanti. Ci vollero i lasciapassare di doganieri e prefetti, i nulla osta della questura e i passaporti collettivi rilasciati ai partecipanti per compiere il primo viaggio e anche i successivi. C’erano ancora i vincoli e le paure della Guerra Fredda a impedire i liberi collegamenti e financo le comunicazioni fra famiglie e amici. L’unica colpa? Vivere a ridosso della frontiera orientale dell’Europa. Poi i muri (e le ideologie) sono caduti e tutto si è fatto più facile. Ma oggi i fili spinati che stanno ricomparendo a Est offrono nuovi argomenti perché questa amicizia transfrontaliera si erga a modello contro i nazionalismi e la chiusura delle frontiere

Così, pur avendo perso il grande richiamo degli esordi, quando erano centinaia da entrambi i paesi a scambiarsi la visita camminando lungo i sei chilometri del ripido sentiero nel bosco, quest’anno gente di tutte le Valli e anche di fuori ha superato il passo di Brieza (Betulla), il punto più alto del sentiero, dove alcune panche in legno sono state risistemate e uno scrigno di ferro custodisce, come succede sulle vette, il libro delle visite. Con qualcosa in più: come ha voluto la comunità slovena, nello scrigno c’è anche il libro con cui Aldo Clodig, scomparso lo scorso anno, ha narrato le vicende del sentiero, ricostruendone l’origine dei toponimi e le storie.  Oggi è Margherita, la sua compagna, a condurre il cammino a nome del circolo Rečan che riunisce la comunità della Rečanska Dolina, ovvero della valle di Grimacco.

Slavko e la targa che onora il tiglio (Lipa) di Livek sposato con il castagno di Topolò
Slavko e la targa che onora il tiglio (Lipa) di Livek sposato con il castagno di Topolò

Se Slavko è venuto incontro ai viandanti sul passo munito di mediča (grappa e miele), in paese il comitato di accoglienza ha offerto dolcetti e il benvenuto di Katia Ros, giornalista, albergatrice (il suo resort Nebesa – Paradiso – è un gioiello della bioedilizia) e presidente della comunità locale. Lei ha portato il gruppo sotto il tiglio plurisecolare dove è stata scoperta una targa, che ricorda il “matrimonio” dell’albero con un’altra pianta: il castagno vicino alla chiesa di Topolò. Un anello cinge entrambi i fusti ed è opera di un artista di Stazione Topolò, così come le sculture sul sentiero che unisce le due comunità. Il coro Rečan ha intonato “Lipa”, la canzone dedicata al tiglio, albero sacro, e poi è entrato in chiesa per accompagnare la messa.

Si canta Lipa, la canzone dedicata al tiglio.
Si canta Lipa, la canzone dedicata al tiglio.
La consegna delle tazzine da tè alla comunità di Luico-Livek, dono della gente di Topolò al paese fratell
La consegna delle tazzine da tè alla comunità di Luico-Livek, dono della gente di Topolò al paese fratello oltreconfine.

Il momento più intenso è stato al termine del pranzo nel centro civico, quando Topolò ha svelato il contenuto del pacco portato in dono: una collezione di tazze, ciascuna portata da una famiglia, per la sala di comunità di Luico, dove ci si ritrova per degustare tè e tisane con le erbe coltivate nell’orto officinale del paese. Per ogni tazza una firma, un nome, un ricordo. E un arrivederci al prossimo incontro, magari sabato notte, quando da Topolò si risalirà nuovamente oltre la linea immaginaria, dimenticando confini e barrriere, nel nome dell’amicizia e della pace.

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Una delle sculture creata per Stazione Topolò. E' all'inizio del sentiero che va oltre la linea immaginaria, oltre i confine verso Livek ed è costellato di opere lasciate dagli artisti che hanno frequentato la Stazione
Una delle sculture creata per Stazione Topolò. E’ all’inizio del sentiero che va oltre la linea immaginaria, verso Livek ed è costellato di opere lasciate dagli artisti che hanno frequentato la Stazione. Il cippo dice: El cielo no tiene frontera, il cielo non ha frontiere.
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