Aldo Taboga, Internet in riva al fiume

Ritratto dell’uomo che ha creato uno dei siti più frequentati dagli emigranti italiani.

Autodidatta, si finanzia con la pensione.
Gira i paesi per incontrare i parenti di chi ha lasciato la sua terra, poi li mette in video,
con musica e parole.
Ma la speranza è di trovare la donna dei sogni, via Web.

Si stupisce: “Mi hanno chiamato come docente all’Università della terza età. Io, che ho la quinta elementare”. S’arrabbia: “La gente pensa che Internet sia solo per i pedofili. Io, da quando navigo, non ne ho incontrato uno”.
Internet, per Aldo Taboga, è molto, molto di più. Si potrebbe dire che è diventata la sua vita, e cadere nella retorica. Perché, da quando ha aperto il suo sito, www.natisone.it, Aldo Taboga la sua vita l’ha cambiata davvero. E’ diventato un personaggio, uno che fa notizia, uno che, anzi, le notizie le crea, e le trasmette. Al mondo intero. Collegati a lui ci sono i computer di migliaia di emigrati nei Paesi più lontani. Leggono le sue pagine web come si divora un best-seller, ansiosi di conoscere le ultime novità sul loro Paese, sull’Italia, sul Friuli per lo più, che alcuni non hanno visto mai.
Aldo è preciso, puntuale: non solo racconta le storie, ma ci mette i suoni, i colori, l’anima dei borghi che visita, delle case dove incontra i parenti degli emigranti. Si clicca sulla tastiera e, d’incanto, compare Anduins, oppure Fanna, suonano le campane (proprio quelle del campanile del paese, da Aldo registrate e trasmesse via Internet), spuntano i fiori, sbocciano i filari delle viti (che lui fotografa settimana per settimana, fino alla vendemmia). E le distanze si accorciano, la gente sorride e si commuove dalla troppa gioia.

In effetti, Aldo Taboga è una persona che fa commuovere per ciò che è e ciò che ha saputo fare “di bessol”, da solo, nel più pure stile friulano, un pezzetto alla volta, finanziandosi con la sua pensione di invalido e di radiotecnico. Aldo commuove perché a 63 anni cerca ancora la donna dei suoi sogni, quella che gli stringa la mano e possa condividere le sue emozioni, tanto forti perché tanto vere. Aldo commuove e colpisce perché ha avuto il coraggio di dire no a chi gli offriva denaro e una sicurezza economica in cambio del suo prezioso know-how, della sua straordinaria, perché coltivata da autodidatta, capacità di creare un mondo reale nel mondo virtuale, quello di Internet, dalla sua stanzetta di Leproso, affacciata su uno dei più incantevoli fiumi del Friuli, il Natisone, con l’unica compagnia di Briciola, il cagnolino che ha adottato dopo la scomparsa di una zia.

Ecco perché Aldo si arrabbia quando sente dire che Internet è “il posto dei pedofili”. Da quando, un paio di anni fa, Taboga ha sfruttato l’abbonamento con la Tin, che regava un po’ di spazio web, sono centinaia le persone che ha reso felici. Un dispensatore di sorrisi, lui, che fino a poco tempo fa, nel ricordo dei vicini di casa (che lo adorano), era un uomo triste, sofferente, con i polmoni che non funzionavano tanto bene e la timidezza che arrivava a farlo desiderare “di essere invisibile, di scomparire” quando una donna lo guardava, quando i bambini lo avvicinavano. Adesso va orgoglioso a trovare i suoi dottori nel reparto di Pneumologia dell’ospedale di Udine: “Non sanno neanche loro come faccio a stare così bene”. Tant’è. L’energia che trasmette appare davvero inesauribile. In realtà, dovrebbe riguardarsi un po’, per quei suoi acciacchi, ma lui non ci pensa e sale sulla sua Renault 5 (prima era una Bianchina) per galoppare da una parte all’altra del Friuli, senza sosta, per fotografare luoghi, persone, eventi, registrare concerti. Confeziona i Cd in poche ore, e li regala: “Faccio un figurone, nessuno si immagina la faccia che fa la gente quando mi presento il giorno dopo con la registrazione del concerto, la foto sulla copertina, il titolo stampato”. Potere della tecnologia. E di un uomo tanto altruista quando coraggioso. Lo sanno bene quelli dell’Abbazia di Rosazzo (“Con loro mi sento come tra fratelli”), un luogo di fede magico e profondamente autentico del Friuli, oltre che incastonato fra i vigneti del Collio: il parroco gli ha affidato la gestione del sito Internet, ma anche la promozione dell’iniziativa per l’orfanotrofio di Vetren, in Bulgaria. E lui, instancabile, mette sul Web tutte le notizie, gli appelli, le cronache delle spedizioni che portano viveri, medicinali, conforto.

Fin da ragazzo, Aldo si era appassionato di elettronica. Ma la scuola, anche se era bravo, aveva dovuto lasciarla: andare fino a Cividale in bicicletta, anche d’inverno, con la neve, non faceva per lui. Il corso per corrispondenza Radioelettra gli insegnò un mestiere, il lavoro gli permetteva un discreto reddito (“Ma non ero capace di chiedere i soldi che mi spettavano: facevo sempre gli sconti”, confessa). Però, viveva chiuso nel suo suo mondo, con i genitori, che poi accudirà fino alla vecchiaia e alla malattia, mentre il mondo fuori, i suoi coetanei andavano a ballare, si fidanzavano, si sposavano. Era soprattutto un problema suo, se ne rende conto ora che, con Internet, trova sintonia nelle persone, stringe amicizie, e, anche, raccoglie qualche simpatia femminile. “Ma non voglio illudermi – dice – altrimenti poi le delusioni sono forti”. Ammette però che “adesso la sedia vicino non resta più vuota quando vado a un concerto”. La musica, la sua grande passione – “Quella che mi ha aiutato a superare i momenti più difficili” – è diventata la colonna sonora di una vita molto più movimentata.

Il computer lo ha conosciuto da radioamatore, “per comandare le antenne, era indispensabile”. Il resto se l’è inventato a poco a poco. La creatura gli è cresciuta nelle mani, vedendo anche che intorno ben poco si sviluppava: il Friuli, insomma, veniva raccontato poco e male su quel potente veicolo di comunicazione che è il Web. Anche adesso, siti grandiosi, del valore di centinaia di milioni, sono poco più di fredde – anzi, glaciali – vetrine. Niente a che vedere con la vitalità del suo www.natisone.it.
Dicono che il computer isoli, che Internet impedisca di frequentare le persone. Taboga smentisce: lui le persone le ha conosciute con il computer. Dicono che la tecnologia annulli la creatività. Taboga scuote la testa: lui riempie di fantasia le pagine che scrive, traduce poesie, trasmette sensazioni. Come quel tralcio di vite che ha raccontato crescere a poco a poco. Per chi vive a Montevideo, o in Canada, sono emozioni impagabili.

Per coltivare tutto questo, aiutare gli amici emigranti e rimanere libero (“Non accetterò mai pubblicità sulle mie pagine”), Aldo Taboga riceve, peraltro senza chiedere, piccoli contributi da amici e conoscenti. “Andrò avanti fino che sarò pieno di debiti – dice, mentre già si preoccupa di dove sarà domani, con la sua telecamera montata sul cruscotto, e una strada sempre diversa da percorrere. “Bisogna perderla, la strada, per fare le scoperte più belle”, dice, e confessa di non essere mai andato oltre il Veneto, di non aver mai varcato alcun confine.

Miss Italia nel mondo, la friulo-venezuelana Barbara Clara, la strada di certo non l’ha persa per venire fino a Leproso, dopo Salsomaggiore, per baciarlo. “L’avevo promesso agli emigranti friulani nel mondo”, si schernisce Aldo. Non ha bisogno di girare il mondo, lui. Nella sua stanzetta iper-tecnologica di Leproso, accanto alle verdi acque del Natisone, c’è un mondo intero che scorre. All’Università della terza età lo aspettano proprio per questo.

Alessandra Beltrame

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