Dalila Di Lazzaro

Interviste alle donne del Friuli Venezia Giulia.

Finalmente ha adottato una bambina, è il pensiero che hanno avuto in molti, leggendo i titoli di copertina di un popolare settimanale nazionale. La sua foto, con in braccio una piccola con gli occhi a mandorla, non sembrava che confermare la notizia. Ma Dalila Di Lazzaro ha ancora una volta spiazzato tutti. Come quando lanciò la battaglia perché anche ai “single” come lei fosse consentito di adottare. Ora ritorna alla carica: c’è una nuova legge, ma, soprattutto, “ci sono migliaia di piccoli sfortunati che hanno bisogno di crescere con qualcuno che li ami”.
In realtà, l’attrice di Udine – sempre bellissima, il corpo alto e magro, il viso che non sembra segnato dall’età – ha accolto nella sua casa romana sulla Cassia una donna filippina con la figlioletta di 3 anni. “Ho fatto come Raimondo Vianello – spiega -. Nessuno voleva questa domestica perché aveva una bambina. Per me, invece, è stata una felicità immensa. Certo, non è come adottare: il desiderio di crescere questo piccolo essere a propria immagine, di poterlo “plasmare”, resterà sempre dentro di me”. Potrebbe aggiungere “dopo la morte di Christian”, il figlio scomparso nel ’91 a 18 anni in un incidente in moto. Ma non lo fa: è ancora una sofferenza tale, quella perdita, che rifiuta di parlarne: “Ho vissuto già abbastanza con i fantasmi del passato, basta. C’è il presente, c’è il futuro. Il Duemila è l’anno della mia rinascita. Nel 2001 spegnerò la mia prima candelina”. Si riferisce anche ai problemi di salute, ora risolti: un incidente in motorino le causò una dolorosissima microfrattura alla cervicale che l’ha tenuta bloccata a letto per due anni e mezzo. Come si ricorderà, Dalila Di Lazzaro denunciò pubblicamente i medici che non avevano saputo curarla. “Ancora adesso si rifiutano di capire. Intanto, io con questo male mi sono dovuta abituare a convivere”.
Il suo Friuli è sempre legato al figlio: Christian aveva vissuto a Udine per molti anni, aveva frequentato le scuole medie alla Ellero, dove la mamma veniva regolarmente ai colloqui con i professori. “Mi sento molto friulana. Anche quando da ragazza rifiutavo le mie radici, poi dovevo ricredermi. Non si sfugge dal richiamo della propria terra, quello che è stato seminato poi cresce. Riconoscere chi è, da dove si viene, è dare un senso alla propria vita”. L’attrice è molto legata alla sorella, Daniela, che vive nel capoluogo friulano, e alla nipote, Francesca, “una nipote meravigliosa. Mi è difficile andare a trovarle, ma le aspetto qui da me. Magari potessi stare in Friuli… Ne sento la nostalgia”. Le piace anche, quando può, parlare in friulano. Alla fine dell’intervista, saluta con un “mandi”.
La nuova legge sulle adozioni apre qualche porta in più ai diritti dei genitori. Ma i single restano ancora fuori.
“La legge va nella direzione giusta, ma non basta. Si è alzato il limite di età e mi dispiace sapere che io quel limite l’ho già superato… Eppure non è sufficiente per venire incontro a questi bambini soli. Io metto al centro loro. Se c’è una donna che può dare affetto, la serenità di una casa, il calore di una famiglia, anche se è da sola a prendersi questa responsabilità, perché non può farlo? Oggigiorno ormai tutti divorziano, che cosa vuol dire essere madre, essere padre, credo che lo si possa essere da soli. I “single” sono la regola, il mondo cambia e non vedo perché non dobbiamo adeguarci”.
E’ favorevole anche all’adozione da parte delle coppie gay?
“Vede, io credo nella necessità di dare una famiglia a queste creature bisognose di affetto. Se una persona è seria, motivata, matura, deve essergli consentito di accogliere con sé un piccolo orfano. Ma non sono io che devo giudicare se un gay può essere padre oppure no. Anche perché l’altro giorno sono stata coinvolta in una fastidiosa polemica riguardo al Gay Pride, la sfilata degli omosessuali. Le mie parole sono state fraintese”.
Che cosa ha detto del Gay Pride che ha fatto polemica?
“E’ perché hanno scritto cose che non corrispondevano al mio pensiero. Che è il seguente. Credo si debba essere dignitosi nelle proprie manifestazioni. I gay sono liberi di sfilare, purché siano rispettosi del prossimo. Insomma, non vorrei assistere all’esibizione gratuita di seni e sederi, a gesti osceni e via dicendo. Si fa una scelta nella vita e io rispetto la loro scelta. Ma credo nel principio di libertà fino a dove comincia quella altrui. Vivo tranquillamente con tutti, seguendo questa semplice regola”.
Lei è credente?
“Sì, sono cattolica, anche praticante, non bigotta. Per me, la religione deve essere intesa come disponibilità verso gli altri: ama il prossimo tuo come te stesso. E’ così bello dare, amare, più che ricevere. Questo per me è credere. Ed è ciò che mi ha dato la forza di risollevarmi. Sta nascendo una cosa mostruosa intorno a noi: c’è sempre più egoismo, c’è un’aridità di sentimenti, c’è un vuoto di valori che tolgono ogni ragione di vivere. Ho dovuto andare oltre, e mi sono ritrovata. Le dico una frase che è la mia guida: Ama il tuo nemico, benedici chi ti maledice, fai del bene a coloro che ti odiano. Se ci si riflette, è un messaggio di una forza incredibile”.
Si legge che Richard Gere l’ha fatta avvicinare al buddhismo.
“Richard è un amico vero, lui è una persona “risolta” che ha trovato la sua strada. Nel mondo dello spettacolo soprattutto, è difficile stabilire legami profondi e anche trovare persone di spessore. La mia amicizia con lui non è qualcosa per i rotocalchi rosa, potrebbe chiamarsi Mario Rossi e non interesserebbe a nessuno. E’ una delle persone che mi ha aiutata ad “aprire” la mia testa, a trovare qualcosa per cui valesse la pena vivere, anche attraverso alcuni insegnamenti del buddhismo”.
Come lei, molte donne oggi sono single. La considera una scelta di vita o resta una fase di passaggio? Le riviste le hanno attribuito molti amori…
“Intanto non è vero che ho avuto tutti questi uomini. Poi, difendo la mia condizione di single. Per molti è una scelta positiva, è utile per una vita in carriera, consente un proficuo scambio di energie con il tuo prossimo. E’ anche una condizione faticosa, difficile, ma onesta, se non si ha al fianco la persona giusta per dividere una vita. Sposandomi, avrei forse potuto adottare: ma avrei fatto un doppio sbaglio, cominciando una cosa bella dopo averne fatta una “forzata”. Avrei rovinato tutto. La verità è che, nel mio caso, spero sia una fase di passaggio: spero ancora di trovare l’anima gemella, una persona che capisca il linguaggio autentico del rapporto umano, che vada oltre le apparenze”.
All’inizio degli anni Settanta, lei fu lanciata come la nuova Sophia Loren. Adesso è un po’ che non la vediamo al cinema.
“Quando ho cominciato, ero frenetica, ero molto presa da questo lavoro. Ma presto ho capito che valevano più altre cose. Ho detto no a grossi film per stare vicino a Christian. Negli ultimi anni, ho pensato a molte altre cose, a me stessa, alla mia vita personale. Poi, quell’incidente in motorino mi ha immobilizzata. Veramente, adesso è un po’ che ho girato un film per la Rai, una cosa particolare, interpreto una donna che poi finisce in manicomio. Ma non si decidono a farlo uscire. Poi ho appena fatto un provino per un’altra cosa… Ma non dico niente, vedremo. A dire il vero, adesso preferisco preoccuparmi di altre cose”.
Quali, per esempio?
“Quando ci si trova a soffrire molto, si deve scegliere: disperarsi, o reagire. Non mi sono mai piaciute le persone che si piangono addosso. Ho dovuto cercare la forza anche nel dolore. E ho capito ancora di più la bellezza di questa nostra esistenza. La vedo nelle piccole cose, che sono quelle per cui oggi vale la pena vivere. Come il sorriso di un bambino”.

Alessandra Beltrame
Messaggero Veneto, 2000.

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