Aiuto, il telefonino ci spia!

Basta una piccola modifica e il cellulare si trasforma da angelo (custode) a diavolo.

Viaggio ragionato nelle nuovissime frontiere della comunicazione mobile che ci rende sempre più liberi… e sempre più prigionieri.

Ipnotizzati dai Grandi Fratelli televisivi, irritati dagli occhi metallici che ora ci spiano agli incroci stradali, non ci accorgiamo di portare in tasca, o in borsetta, una spia ben più insidiosa: il telefono cellulare. Sempre più piccolo, sempre più sofisticato, sempre più misterioso. Perché ormai può avere così tante funzioni che difficilmente riusciremo a conoscerle tutte. Concepito come strumento privilegiato di comunicazione per professionisti e manager itineranti, il cellulare è diventato in pochi anni il nostro compagno di vita. Con un ruolo sempre meno professionale e sempre più “leisure”, per divertire nel tempo libero. E semplificarci la vita. Con il telefonino possiamo fare molte cose: fotografare, investire in Borsa, comprare una bibita (ci sono distributori appositi), pagare l’autobus (a Roma), perfino accendere il riscaldamento o la lavatrice a distanza (alcune aziende italiane hanno già attivato il servizio). Non pensiamo mai però che quell’oggettino così carino, da cui ormai non riusciamo a separarci, ci controlla la vita. “Ci sono sempre effetti collaterali nelle conquiste tecnologiche” avverte Franco Del Corno, psicologo, docente all’Università di Bologna e studioso delle implicazioni dell’uso dei cellulari nella nostra quotidianità. “Come con l’antibiotico, che guarisce dalle infezioni ma distrugge la flora batterica intestinale causandoci un terribile mal di pancia, così il cellulare ha ampliato le nostre pretese ma allo stesso tempo ci costringe a prendere delle contromisure”.
Avete mai provato quella strana sensazione di isolamento che assale quando ci si accorge di aver dimenticato il telefonino a casa? La sottile angoscia che proviamo deriva solo in parte dalla nostra incapacità di comunicare con gli altri. Ci preoccupa di più che in quegli attimi, in quelle ore, non saremo reperibili: nessuno ci potrà contattare. Isolati appunto, un puntino senza filo di collegamento, non più parte della rete. In un certo senso, non esistiamo. “Eppure, in quei momenti, siamo liberi”, dice lo psicologo. “Liberi dall’obbligo di riferire al nostro interlocutore – al nostro amico, marito, amante – la nostra posizione (“Ciao, dove sei?” ha ormai sostituito il “Pronto, come stai?”), di dirgli cosa stiamo facendo, di farlo entrare nella nostra vita in ogni singolo attimo, anche quando viaggiamo, camminiamo, ovvero nei cosiddetti non-luoghi, quelli dei trasferimenti, dove un tempo non accadeva nulla. Liberi anche dalla costrizione di lavorare, perché ormai, essendo reperibili, l’ufficio ci segue ovunque, e anche lo stress da lavoro”.
Ma ormai non possiamo più tornare indietro. Perché anche l’altro miliardo di telefonini (tanti ce ne sono nel mondo) ci tiene d’occhio. Anzi: ci punta con l’obiettivo. Oppure ci ascolta. Anche se non vogliamo. E ci trova, pure se non lo usiamo. Fatevene una ragione. Ormai, siamo – siete – fregati. E, allora, tanto vale conoscerle meglio queste funzioni segrete. Per controllarle. Anche a proprio vantaggio.

UNA CIMICE IN BORSETTA. Sono in vendita anche su Internet: trasformano il telefonino in un “sensibilissimo microfono ambientale, con raggio di azione di 4-5 metri. Apparentemente restano normalissimi cellulari”, spiegano in una delle aziende italiane che installano il kit-spia, “ma all’insaputa di chi li usa possono, se chiamati da un numero predefinito, trasformarsi in apparecchi di ascolto a distanza”. L’uso suggerito è quello aziendale: lasciando il cellulare “inavvertitamente” sul tavolo di un meeting di lavoro del proprio staff, oppure sulla scrivania della segretaria, si può verificare il grado di fedeltà dei dipendenti. Ma da quando questi dispositivi sono stati lanciati, i primi clienti sono stati mariti e mogli a caccia di infedeltà coniugali. Ovviamente le stesse aziende vendono anche cellulari “criptati”, ovvero che non permettono di ascoltare le conversazioni, e rilevatori di microspie. Al di là di motivi più o meno legittimi, il telefonino-microspia che ascolta tutto ciò che diciamo non lascia tranquilli. Anche per “quella sorta di extraterritorialità del cellulare che, non avendo un luogo fisico a cui fare riferimento, ci ha spinti a usarlo con maggiore libertà”, spiega lo psicologo Franco Del Corno. “Abbiamo creduto – a torto – che fosse più difficile individuare le nostre comunicazioni. Molti delinquenti sono stati individuati e arrestati per questo”. Con il cellulare infatti la nostra voce viaggia su onde radio, dunque chiunque, o quasi (basta un semplice piccolo scanner, in vendita nei negozi di elettronica) può, con una buona dose di pazienza, sintonizzarsi e ascoltarla. “Ma questo non deve spaventare”, aggiunge lo psicologo, “perché l’ascolto può essere autorizzato solo dalla magistratura (neanche i servizi segreti possono farlo!). Violare il segreto telefonico è un reato penale, dunque il rischio è pesante se si viene scoperti”. Inoltre, l’utilizzo a fini giudiziari non è consentito se l’intercettazione è avvenuta in modo illecito.

PREGO DICA CHEESE. Il ruolo sempre meno professionale e sempre più “leisure” del telefonino è perfettamente simboleggiato dagli Mms. Prima dell’arrivo della tecnologia Umts, che renderà il nostro telefonino una sorta di microcomputer dalle mille funzioni, i servizi Mms hanno conquistato subito il pubblico giovanile, nonostante il prezzo un po’ elevato degli apparecchi (circa 700 euro). Sono messaggi fotografici, presto anche in video (già la Wind offre il telegiornale a ore alterne in onda sul display): il telefonino ha un obiettivo e può scattare foto (in Giappone invece è già dotato di telecamerina incorporata). Divertente. Se non fosse che diventa estremamente più facile inquadrare qualcuno a sua insaputa, scattare e trasmettere ad altri l’immagine potenzialmente compromettente. Violando la sua privacy. “Il Garante ha già detto che è vietato senza l’autorizzazione della persona fotografata”, spiega Pier Luigi Tolardo, editorialista di Zeusnews, seguitissima newsletter sulle tecnologie della comunicazione inviata via e-mail (www.zeusnews.it). Ma si tratta del classico caso in cui una tecnologia corre più delle normative che la regolano: come accorgersi, infatti, se qualcuno ci ruba una foto e la fa “girare”?. E soprattutto: come denunciarlo, se l’immagine, così come giunge in un attimo sui display di chiunque, può con altrettanta velocità essere cancellata con un clic?

SO CHI SEI. La privacy è violata anche dal famigerato “identificativo del chiamante”, com’è burocraticamente chiamato dalla Telecom. Ma ormai ci abbiamo fatto l’abitudine. Nei cellulari, infatti, il nostro numero appare comunque sul display del nostro interlocutore (mentre sul telefonino fisso bisogna abbonarsi perché venga attivato) e solo con una procedura specifica possiamo escluderlo. Risultato: sanno già chi siamo prima ancora di rispondere. La qual cosa può anche dare fastidio. “Poiché ancora non esiste un elenco telefonico dei numeri cellulari” spiega Pier Luigi Tolardo, “l’apparizione del numero sul display incentiva il traffico telefonico e serve a memorizzare i numeri che interessano. Per questo i gestori non pubblicizzano la possibilità di oscurarlo”. Sì, ma con la privacy come la mettiamo? “C’è una distinzione sottile: la legge protegge le generalità dell’intestatario del contratto, non il numero di telefono. Dunque non posso sapere a chi corrisponde quel numero, ma solo se l’intestatario ha fatto richiesta di essere escluso dell’elenco”.

SO TUTTO DI TE. Usando il cellulare per molteplici cose e, anzi, avendole trasferite su quel piccolo terminale che ci segue ovunque – e quindi sulla centrale da cui dipende -, la nostra vita diventa molto più “trasparente”. Pensiamo al fenomeno Sms, i messaggi che si possono scrivere con la tastiera e che si ricevono sul display. In Italia, dove se ne spediscono in media – pensate – 40 milioni al giorno, con contenuti ludici, amorosi ma anche informatici e professionali, gli Sms vengono memorizzati dai gestori nei loro archivi elettronici per 5 anni. Suscitando le ire delle associazioni dei consumatori, preoccupate dal rischio della violazione della privacy. “Sono le forze di polizia a pretendere di mantenere un simile archivio per eventuali motivi d’indagine”, sostiene Franco Carlini, giornalista e saggista sull’argomento, “ma il Garante ha già sostenuto, anche per i tabulati della chiamate, che una volta pagata la bolletta, non c’è alcuna ragione per conservarli”.

TI TROVO OVUNQUE. Vi dà fastidio essere riconosciuti dal numero di telefono? Bazzecole. Ora possono sapere anche dove siete, e pure senza che componiate alcun numero. Tim e Omnitel forniscono già questi servizi, che si chiamano di “localizzazione” e servono soprattutto alle aziende, per localizzare i propri dipendenti. “Con un cellulare acceso in tasca, è possibile ottenere la posizione della persona con uno scarto abbastanza ridotto (alcune centinaia di metri)”, conferma Carlini. Questo avviene “a base cella”, ovvero secondo la posizione individuata mediante le antenne di telefonia mobile. Ma la vera novità è rappresentata dal telefonino con tecnologia Gps incorporata, ovvero dotato di “navigatore satellitare”, che riconosce la tua posizione molto più precisamente (con uno scarto di pochi metri) e la indica a chi ti cerca. “Utilissimo per motivi di sicurezza e di emergenza, nonché per scovare pericolosi criminali, è vero che il Gps può essere di disturbo a chi non vuole essere trovato”, fa notare Alessandro Faccioli, rappresentante di Benefon, società francese che produce telefoni con Gps incorporato. “Ma queste tecnologie sono il futuro”, aggiunge, “perché ti indicano una strada se ti sei perso, offrono la possibilità di lanciare un Sos e farti trovare anche senza parlare, sono autentici angeli custodi che proteggono la tua sicurezza”. Andatelo però a dire al marito che ha raccontato di essere in viaggio d’affari a Francoforte e invece viene individuato al sole del Marocco!

Ultima novità: il numero di telefono che corrisponde a quello della targa della propria automobile. Digitando il numero della targa, ci si può mettere in comunicazione con la persona alla guida. Piccolo particolare: ci si deve iscrivere a un servizio, particolarmente popolare in Gran Bretagna (non si capisce perché: forse per favorire incontri galanti?), che abbina la tua targa al numero del cellulare (si può fare anche sul sito www.textjam.com). Questo esempio serve a dimostrare che, in questo campo, la fantasia per violare la privacy non ha limiti. E la tecnologia si adegua. In questo caso però, solo con il nostro consenso.

Libri.
Il rapporto tra privacy e telefoni cellulari non è stato ancora studiato in forma compiuta. La letteratura si è occupata per la maggior parte dei risvolti economici e sociali dell’uso del telefonino. Un libro che affronta in modo vasto le implicazioni dell’uso del cellulare è “Senza Fili. L’equivoco dell’internet mobile e come uscirne” (Fazi Editore, 23,24 euro), di Bruno Giussani, commentatore per il New York Times e fra i massimi esperti di “internet mobile” ovvero del futuro della telefonia mobile. Sui riflessi sociali e psicologici dell’uso del cellulare, “Sms. Straordinaria fortuna di un uso improprio del telefono”, di Franco Del Corno e Gianluigi Mansi (Raffaello Cortina Editore, 4,50 euro). Di Franco Carlini, giornalista e biofisico, titolare di rubriche sulle tecnologie informatiche sull’Espresso e sul Corriere della Sera, “Divergenze digitali” (Manifestolibri, 14,46 euro).

Come difendersi.
La legge sulla privacy obbliga il gestore telefonico a proteggere l’identità di chi chiama. Le compagnie però escludono anche il numero, su richiesta. Basta chiamare il gestore del cellulare (la Tim al 4920, Omnitel al 190, Wind al 1559) e informarsi sulla procedura. Si può disabilitare la vista del proprio numero per una chiamata singola (nel qual caso viene fornito gratuitamente un numero da digitare prima del numero da chiamare) oppure per tutte le chiamate future. Un altro modo per evitare “intrusioni” spiacevoli, è quello di evitare di fornire il proprio numero di cellulare a società o agli stessi gestori telefonici che promettono concorsi a premi e altre amenità: “E’ un modo per conoscere il vostro numero e inviarvi pubblicità, ma potrebbe anche servire per usi impropri”, avvisa Pier Luigi Tolardo, “come nel caso del servizio 899, che invitava a chiamarlo con costi esorbitanti, poi denunciato alle autorità giudiziarie”. Per ogni altro uso illecito del telefono mobile (per intercettare conversazioni, “rubare” immagini, individuare il luogo dove ci si trova), valgono le leggi in vigore. Ma il telefonino “spione” si può anche neutralizzare in modo semplicissimo: spegnendolo e lasciandolo a casa.

Alessandra Beltrame
Grazia, Luglio 2002.

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