Potere al pensiero

Delusi dagli psicologi, nauseati dai terapeuti, intossicati dagli psicofarmaci, annoiati dagli oroscopi, illusi (e poi disillusi) da terapie new-age, discipline orientali, meditazioni e contorcimenti yoga, donne e uomini del Terzo millennio riscoprono la terapia dell’anima, l’unica capace di giungere alla radice dei problemi. L’origine di tutte le terapie, che fonde assieme corpo e mente, quella senza additivi chimici, né luoghi eletti, né strumentazioni astruse e men che meno tecnologiche: la Filosofia. Con la maiuscola, per distinguerla da una qualunque “filosofia di vita”, abusata frase fatta che fa a pugni con la nobile disciplina del ragionare. “Se vuoi essere felice, cura la tua anima” diceva Socrate, e non pensava certo alle medicine.
“La filosofia, che vuol dire ricerca, amore, desiderio di sapienza, se praticata a fondo ci riporta al mondo sensibile. Che non è solo quello dei cinque sensi, ma anche quello della nostra sensibilità affettiva”, osserva Roberta De Monticelli, filosofa all’Università di Ginevra e autrice de “L’ordine del cuore – Etica e teoria del sentire” (Garzanti). “Una filosofia applicata al quotidiano” spiega, “può intendersi come un esercizio per dare espressione a questo sentire che è in noi troppo spesso “sordo”, opaco, inconsapevole” Per questo ci sentiamo “incompleti” e soffriamo. La “cura dell’anima” per i francesi è già un fenomeno da best-seller. In una serie di libri che ha sorprendentemente venduto centinaia di migliaia di copie, non solo insegnano a filosofeggiare, ma anche a divertirsi. “Prendersi gioco della filosofia”, amava ripetere Pascal, “questa è la vera filosofia”. Humour e ironia alla maniera dei filosofi cinici dell’antichità greca servono a Michel Onfray, giovane pensatore normanno, per smascherare e deridere nel suo “Antimanuel de philosophie” (Bréal) i luoghi comuni, le menzogne dei politici, la schiavitù delle presunte società liberali, i nuovi limiti disegnati dalla tentacolare rete di Internet. Con la “Guide de apprenti philosophe” (Seuil), Christian Roche e Jean-Jacques Barrère insegnano a filosofeggiare nella vita di tutti i giorni, mentre si fa la spesa al supermercato o quando, telefonino all’orecchio e ventiquattr’ore in mano, ci si sta recando a un appuntamento di lavoro. Ricordando ciò che diceva Spinoza: “Se non possiamo modellare il mondo a nostro piacere, impariamo almeno a costruirci delle lenti che ci permettano di farcelo apparire un po’ come lo vogliamo”. In America sta andando forte la pratica del “counseling filosofico”. Da quando uno dei suoi esponenti, mister Lou Marinoff, professore di filosofia al City college di New York, ha scritto “Plato, non Prozac”, ovvero che “Platone è meglio del Prozac” (Piemme, … euro), i suoi incontri settimanali nella saletta della libreria Barnes&Nobles a Manhattan sono diventati frequentatissime sedute di terapia di gruppo su come curare stress e logorio della vita quotidiana. I suoi corsi si chiamano “Dilemma training”, ovvero “come gestire i dilemmi etici prima che sfocino in crisi, conflitti e cause legali”; “Autodifesa morale”, cioè “imparare a difendersi divetando impermeabile alle offese”; “Dialogo socratico”, spiegato come il “metodo per giundere al consenso dal disaccordo”. Il tutto in versione executive oppure individuale, funziona sia per i manager che per signore depresse. In settembre uscirà anche in Italia il suo nuovo libro “The big question” (lo pubblicherà sempre Piemme).
Se anche in Italia i primi consulenti filosofici si stanno organizzando (vedi il sito della Società italiana di counseling filosofico: www.sicof.it), resta pur vero che la filosofia è principalmente esercizio d’accademia, studiata e praticata negli atenei. Elitaria? “Semmai faticosa”, ricorda Giovanni Reale, uno dei maggiori divulgatori del pensiero classico, storico della filosofia e autore di “Saggezza antica. Terapia per i mali dell’uomo di oggi”, che Cortina Editore tiene in catalogo da ’95 senza che si appanni il suo fascino. “Oggi ci si spaventa dei problemi, si risponde “non mi interessa” di fronte a un dubbio che ci mette in crisi”. La “terapia” per curare la mente di Seneca – “Senza la filosofia l’anima è malata” (“Tutte le opere”, Bompiani) – oppure, contro l’ansia da prestazione e il produttivismo tecnologico, l’invito al piacere della contemplazione di Plotino (“Enneadi”, Mondadori) sono, secondo Reale, due lezioni che continuano ad affascinare. Così come Platone e la sua “scala dell’amore” sul mito della bellezza. “Il concetto di amore platonico è il più elevato in assoluto” spiega lo studioso, che nel suo libro parte dai filosofi che hanno teorizzato il vuoto di valori, da Nietzsche ad Haidegger, per ripescare le “perle” della saggeza antica come antidoto ai mali di oggi. “L’intelligenza del cuore…

Lungi dall’essere una filosofia minore, questa filosofia applicata la quotidiano si sforza di obbedire al precetto di Socrate: “Conosci te stesso”. Tutto torna.

Massimo Cacciari è preside della nuova facoltà di filosofia dell’Università Vita Salute San Raffaele. E’ docente di Estetica e Forme del fare.
Professor Cacciari, che cos’è la filosofia?
La filosofia ripensa i fondamenti del nostro fare. Perché nella filosofia tutto è pregiudizio fintanto che non è indagato e non si giunge a qualcosa che sia assolutamente evidente, a prescindere, appunto, da ogni presupposto, da ogni opinione, da ogni chiacchera. Questo è un atteggiamento generale che si è fatto valere per tutte le vere filosofie e che ha ancora un grande significato in un mondo come quello contemporaneo dominato dall’opinione, dal pregiudizio”.
Qual è oggi il suo fascino?
“E’ un fascino relativo. Perché comprendersi, conoscere sé stessi, capire ciò che si dice, è fatica. E non è un problema di oggi: è sempre stato così. E’ più facile seguire le mode, le tradizioni, i discorsi comuni. Oggi, per esempio, hanno certamente più eco discorsi alla Fallaci, suscitano molto più interesse Porta a porta e Costanzo show. Ed è più semplice vedere Sanremo”.
Ma la filosofia serve all’uomo di oggi? Cosa si propone di insegnare?
“La filosofia serve per chi ne sente l’esigenza, per chi sente la necessità di questo tipo di domandare. Tutti i linguaggi europei sono filosofici nell’essenza, sono stati determinati dalla filosofia alla loro origine. Si tratta di restituire concretezza e pertinenza alla filosofia rispetto alle questioni pressanti del nostro tempo. In questo senso, si pone come problematizzazione di tutte le forme del fare, dal diritto all’economia alla medicina, per giungere a interrogarsi sulla loro origine non in senso cronologico, ma come ricerca del significato da cui sono partiti”.

Alessandra Beltrame
Grazia, Aprile 2003.

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